MARILINA MARCHICA

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Marilina Marchica, classe 1984, è nata ad Agrigento, dove vive e lavora. Ha conseguito la Laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna e all’Università Politecnica di Valencia nel 2008 formandosi con Luca Caccioni, Giovanni Mundula e Adriani Bacilieri.
Sin dagli esordi Marilina Marchica orienta la propria ricerca verso il tema della sottrazione e l’estetica del segno. La sua indagine pittorica si spinge al limite dell’astrazione grazie a una riflessione sulle architetture e, in particolare, sul muro come diaframma interno/esterno e metafora delle relazioni tra l’uomo, la natura e il tempo. Le architetture assumono un valore simbolico in relazione ai crolli e alle demolizioni e si impongono come metafora di una dimensione universale ed esistenziale.
Marilina Marchica è stata protagonista di diverse mostre personali come quelle promosse dalla FAM Gallery di Agrigento, da San Sebastiano Contemporary - Casa Bramante a Palazzolo Acreide, Spazio HUS a Milano. Oltre all’intervento site-Specific ideato per la cripta della Chiesa di Santa Maria del Piliere a Palermo, si ricorda la partecipazione alla II edizione del Premio FAM -
Fabbriche Chiaramontane di Agrigento e alla residenza d’artista a Villa Aurea - Valle dei Templi, promossa dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali di Agrigento. Nel 2021 è stata invitata a partecipare al progetto “Visioni Oblique, Libri d’artista, Libri oggetto, Fototesti per il Belice”.
Le opere di Marilina Marchica sono state pubblicate in riviste di settore e volumi come “The New Collectors Book” (New York, 2015) e sono presenti in collezioni pubbliche e private italiane e straniere, tra cui le Fabbriche Chiaramontane di Agrigento e il Museo delle Trame Mediterranee - Fondazione Orestiadi di Gibellina.



Marilina Marchica, born in 1984, was born in Agrigento, where she lives and works. She graduated in Painting at the Academy of Fine Arts in Bologna and at the Polytechnic University of Valencia in 2008 she trained with Luca Caccioni, Giovanni Mundula and Adriano Bacilieri. Marilina Marchica focuses her research on the theme of subtraction and the aesthetics of the sign.
Her pictorial investigation goes to the limit of abstraction thanks to a reflection on architecture and, in particular, on the wall as an internal / external diaphragm and a metaphor for the relationships between man, nature and time.
The architectures take on a symbolic value in relation to collapses and demolitions and impose themselves as a metaphor for a universal and existential dimension.
Marilina Marchica has been the protagonist of various personal exhibitions such as those promoted by the FAM Gallery in Agrigento, by San Sebastiano Contemporary - Casa Bramante in Palazzolo Acreide, Spazio HUS in Milan.
In addition to the site-specific intervention designed for the crypt of the Church of Santa Maria del Piliere in Palermo, we recall the participation in the 2nd edition of the FAM Award - Fabbriche Chiaramontane in Agrigento and in the artist residence at Villa Aurea - Valle dei Templi, promoted by the Superintendency of Cultural Heritage of Agrigento.
In 2021 she was invited to participate in the project "Visioni Oblique, Artist's Books, Object Books, Phototexts for the Belice".
Marilina Marchica's works have been published in sector magazines and volumes such as "The New Collectors Book" (New York, 2015) and are present in public and private collections in Italy and
foreign countries, including the Fabbriche Chiaramontane of Agrigento and the Museo delle Trame Mediterranee Fondazione Orestiadi of Gibellina.







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Custodire l'Immagine,  Fondazione Brodbeck
  •  21/06/2024 08:08

Custodire l'Immagine vuol dire farne memoria; cristallizzarla per mezzo del processo artistico, preservarla nella sua forma sublimata, risemantizzata ed espressiva. Raccogliere elementi-segno, impronte mnemoniche di vita già vissuta, è il fulcro della ricerca di Marilina Marchica e Maurizio Pometti, il cui impegno è volto a congelare il momento del disfacimento - reo della perdita di dettaglio - nella dimensione dilatata e ovattata dell'offuscamento così da farne testimonianza e status del ricordo. Il percorso espositivo si dispiega come le pagine di un vecchio album di ricordi in cui si susseguono e si sovrappongono immagini nostalgiche e sbiadite, echi di visioni condivise e collettive, volti poco noti e tappezzerie d'infanzia. In questo senso la reminiscenza, nel suo connotarsi di nebbia, è il primo atto salvifico: la selezione che ne deriva si tramuta in affrancamento e preservazione del principio generatore, ponendoci innanzi forme sospese, senza tempo. In particolare, nei lavori di Marchica il concetto di memoria viene ad essere trasfigurato in un'impressione dal carattere architettonico in cui la deperibilità della materia si fa metafora della fragilità umana. Nello specifico, l’artista porta avanti una ricerca sul rapporto che intercorre tra l’individuo, lo spazio che lo circonda - naturale o artificiale - e il tempo. La materia e il detrito vengono ad essere ritratti in virtù della loro traccia mnemonica collettiva, dall’usura essi acquistano un nuovo senso assurgendo ad opere di profonda contemplazione, giungendo, quindi, a farsi testimonianza di un'incommensurabile lascito affettivo. L’arte di Pometti, invece, si ripopola di volti umani, familiari quanto anonimi, tutti pervasi da un ossimorico algido affetto. I suoi lavori germogliano a partire da fotografie che hanno avuto tutto il tempo di invecchiare, d’esser dimenticate, ricercate e - finalmente - ritrovate, così come da figure dipinte intimamente assorte. Tratti precisi del pennello congelano momenti intimi caratterizzati da contatti sfiorati e legami sussurrati: un delicato equilibrio restituito tramite l’utilizzo di una scarna palette cromatica; foschia lattiginosa in cui destreggiarsi grazie ad un'accurata punteggiatura di colore. Nelle due ricerche degli artisti - risonanti nel confronto - scoviamo un inatteso completamento: i loro immaginari sono cantieri di memorie in continua rielaborazione, entrambi si fanno custodi, elaboratori di cimeli pregni di sussurri diacronici, in cui lo sgretolamento ricostituito media nuovi significati sensibili e multiformi: carillon trasparenti, paesaggi d'ossido, occhi di sposi e drappeggi di pavimento; tutto converge nel crollo. È la maceria - essenza della fine di un ciclo vitale - la base di partenza per la ricostruzione, la rinascita, la risemantizzazione e la nuova vita di uomini e oggetti.

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Lo Spazio Fragile                   Marilina Marchica
  •  27/05/2023 18:16

Lo Spazio Fragile a Cura di Cristina Costanzo Solo Show

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ARTIFERA
  •  25/11/2021 10:25

ARTIFERA: 5 artisti e 3 cantine, sotto la guida della galleria, hanno messo in piedi un progetto nuovo che confluirà in una mostra-evento in cui verranno esposti alcuni lavori degli artisti coinvolti, unitamente alle opere uniche e ai multipli che ne sono venuti fuori. Nella serata inaugurale, inoltre, verranno presentati anche i vini di ciascuna cantina scelti per il progetto.

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